Wednesday, January 04, 2006

L'Uguaglianza

La memoria è una bella arte da coltivare ma in tanti se ne dimenticano. Basta dare una veloce letta agli editoriali di questi giorni.
La recente storia d’Italia si è consolidata su sedimenti di intercettazioni telefoniche (io a quello lo sbanco) e su verbali secretati in prima pagina. Ma la notizia non faceva poi tanto notizia, era di poco riguardo discutere sulla legalità di certe carte perché la legalità si faceva bandiera di una parte.
Poi, come dice il saggio, la ruota gira e gira anche per te (o come dicono da me, se sputi sempre in aria prima o poi ti cade in testa).
La memoria – dicevo – che funziona come una clava. Gli intercettati di ieri contro quelli di oggi.
E la diversità. Sì, la diversità. Parola e concetto che appartengono ad una tradizione declinata, come sempre, in maniera tutta italiana. Come osserva Edmondo Berselli, “la diversità sarà una dote o un fardello, ma comunque appartiene al passato”.
Piero Fassino e Massimo D’Alema non sembrano, e non lo sono, i capi di una consorteria di delinquenti. Ma è curioso che sia già partita la voglia di purificazione, la richiesta di autocritica. I diversi di ieri sono diversi anche oggi e davanti a processi non ancora celebrati, figurasi che mancano notizie di reato, hanno già in tasca la sentenza. Ma i diversi sono sempre di meno. E loro non lo sanno, ma sono il passato. Un passato neanche troppo nobile.
Sarebbe da perderci qualche minuto a pensarci

* * *

“Questi spezzoni di vita vissuta, di stili di ceto al potere sono un patrimonio immenso che viene infilato nel nostro Paese, hanno un grandissimo valore. Il corpo elettorale deve conoscere, è fondamentale che le conosca, posto che le nostre leggi diffondono questo genere di spionaggio”.
Forse Marco Pannella non ha tutti i torti.

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