Tuesday, December 20, 2005

Pesi e misure

Ogni bambino al quale sia capitato di ricevere un’educazione piccolo borghese spruzzata di una certa etica cattolica bensì pragmatica, ha bene presente cosa sia il “peso delle parole”. Dare del cretino a destra e a manca non è in genere conveniente senza un minimo comun denominatore che tenti di definire quanto più oggettivamente possibile il cretinismo. E non è mica facile, se non impossibile. Così finisce che il Cretino non esiste e se esiste non è cretino.
Succede la medesima cosa, di questi tempi, con il termine “fascista” e derivati eventuali.
Fascisti sono stati indicati nell’ordine: tranquilli signori convinti, magari a torto, che un treno veloce sia meglio di uno lento; un sindaco brizzolato che, magari a torto, crede che la sua città necessiti di un po’ di legalità; un vecchio calciatore che, magari a torto, alza un braccio e saluta degli strani personaggi assiepati in una porzione di stadio detta curva.
Il peso delle parole, dicevamo.
Il Fascismo era una cosa seria, grave, pericolosa e assassina. I fascisti quelli veri erano personaggi controversi, ridicoli alcuni, ma mai banali. Brutali. Erano? Ce ne sono ancora in qualche luogo del mondo? Certo che sì. Ma non ce li vedo in maglietta e pantaloncini.

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