Friday, January 06, 2006

Vendere, vendere, vendere

E così adesso arriva anche il distributore automatico di libri. Plausi dagli editori nostrani.
Bene. Ora può essere che si venda un numero maggiore di libri.
Che poi questi vengano letti, beh, è un fatto tutto da dimostrare. Con difficoltà.

Chi ci vede lontano. E chi no.

Quello che segue è un testo di Pier Paolo Pasolini su Israele scritto per la rivista Nuovi Argomenti, numero di aprile-giugno 1967, diretta da Alberto Moravia e pubblicato oggi da Il Foglio. I piccoli intellettuali imbrattacarte di questi giorni non ci perderanno che cinque minuti. Forse.


Giuro sul Corano che io amo gli arabi quasi come mia madre. Sono in trattativa per comprare una casa in Marocco e andarmene là. Nessuno dei miei amici comunisti lo farebbe, per un vecchio, ormai tradizionale e mai ammesso odio contro i sottoproletariati e le popolazioni povere (…)
Nel Lago di Tiberiade e sulle rive del Mar Morto ho passato ore simili soltanto a quelle del ’43, ’44: ho capito, per mimesi, cos’è il terrore dell’essere massacrati in massa. Così da dover ricacciare le lacrime in fondo al mio cuore troppo tenero, alla vista di tanta gioventù, il cui destino appariva essere appunto solo il genocidio. Ma ho capito anche, dopo qualche giorno ch’ero là, che gli israeliani non si erano affatto arresi a tale destino. In questi giorni, leggendo l’Unità ho provato lo stesso dolore che si prova leggendo il più bugiardo giornale borghese. Possibile che i comunisti abbiano potuto fare una scelta così netta? Perché l’«Unità» ha condotto una vera e propria campagna per “creare” un’opinione? Forse perché Israele è uno Stato nato male? Ma quale Stato, ora libero e sovrano, non è nato male? E chi di noi, inoltre, potrebbe garantire agli Ebrei che in Occidente non ci sarà più alcun Hitler o che in America non ci saranno nuovi campi di concentramento per drogati, omosessuali e… ebrei? O che gli ebrei potranno continuare a vivere in pace nei paesi arabi? Forse possono garantire questo il direttore dell’Unità, o Antonello Trombadori o qualsiasi altro intellettuale comunista? E non è logico che, chi non può garantire questo, accetti, almeno in cuor suo, l’esperimento dello Stato d’Israele, riconoscendone la sovranità e la libertà? E che aiuto si dà al mondo arabo fingendo di ignorare la sua volontà di distruggere Israele?
Pier Paolo Pasolini

Thursday, January 05, 2006

Il soldato

Mentre Ariel Sharon si appresta a passare a miglior vita, che dio o chi per esso non voglia, ecco che le menti più illuminate di ogni generazione tolgono dai cassetti i loro appunti del tempo che fu. Pronti a rinfacciare ad un soldato il più improbabile come pacificatore tutti gli errori commessi. Errori commessi, e varie ed eventuali. Fosse solo questo sarebbe un problema minore.
Ma, che lo ammettano o meno poco importa, Sharon è solo l’obbiettivo dell’odio nei confronti di un popolo. E di fronte a tutto questo, c’è poco da fare. Che continuino con il loro odio, che ne sopportino le conseguenze.

Wednesday, January 04, 2006

Un genio?

Devo dire che di cinema capisco poco. Apprezzo la trama, mi interessano i personaggi e le loro relazioni, sono incuriosito dalla fotografia e mi innamoro dei titoli di coda. Però tutte quelle discussioni psicosocioculturali che scaturiscono dalla visione di un film, ecco, a me non scaturiscono affatto. Anzi, sono un po’ invidioso del classico recensore di Rivista Specializzata.
Ieri sono andato al cinema, dunque. E come al solito non ho capito niente di ciò che invece era chiaro come il sole. All’uscita, dopo aver tentato una discussione sul film appena visto cercando di usare almeno il 10% dei termini pseudotecnici letti la mattina su Rivista Specializzata, Sabrina mi spiazza un’altra volta: “Cronenberg è un genio. Punto. Ha fatto un film per spiegare al mondo che scopare la tua donna sulle scale non è consigliato, è scomodo, pericoloso e da cafoni. Un genio, non trovi?”

L'Uguaglianza

La memoria è una bella arte da coltivare ma in tanti se ne dimenticano. Basta dare una veloce letta agli editoriali di questi giorni.
La recente storia d’Italia si è consolidata su sedimenti di intercettazioni telefoniche (io a quello lo sbanco) e su verbali secretati in prima pagina. Ma la notizia non faceva poi tanto notizia, era di poco riguardo discutere sulla legalità di certe carte perché la legalità si faceva bandiera di una parte.
Poi, come dice il saggio, la ruota gira e gira anche per te (o come dicono da me, se sputi sempre in aria prima o poi ti cade in testa).
La memoria – dicevo – che funziona come una clava. Gli intercettati di ieri contro quelli di oggi.
E la diversità. Sì, la diversità. Parola e concetto che appartengono ad una tradizione declinata, come sempre, in maniera tutta italiana. Come osserva Edmondo Berselli, “la diversità sarà una dote o un fardello, ma comunque appartiene al passato”.
Piero Fassino e Massimo D’Alema non sembrano, e non lo sono, i capi di una consorteria di delinquenti. Ma è curioso che sia già partita la voglia di purificazione, la richiesta di autocritica. I diversi di ieri sono diversi anche oggi e davanti a processi non ancora celebrati, figurasi che mancano notizie di reato, hanno già in tasca la sentenza. Ma i diversi sono sempre di meno. E loro non lo sanno, ma sono il passato. Un passato neanche troppo nobile.
Sarebbe da perderci qualche minuto a pensarci

* * *

“Questi spezzoni di vita vissuta, di stili di ceto al potere sono un patrimonio immenso che viene infilato nel nostro Paese, hanno un grandissimo valore. Il corpo elettorale deve conoscere, è fondamentale che le conosca, posto che le nostre leggi diffondono questo genere di spionaggio”.
Forse Marco Pannella non ha tutti i torti.

Thursday, December 22, 2005

Stampa laica

La stampa italiana sembra interessarsi poco a questa notizia: “La sperimentazione della pillola abortiva (RU486) può ripartire: al protocollo messo a punto dall’ospedale Sant’Anna di Torino sono state apportate le modifiche previste dal Ministero della Salute. Anche sull’importazione del farmaco dall’estero è stato raggiunto un accordo: si può applicare il decreto del 1997 che regola le importazioni di farmaci anche alla RU486 ma con qualche limitazione”.
Considerando la quota notevole di indignati (a ragione) al momento della sospensione del protocollo di sperimentazione, sorprende non trovarla sulle prime pagine. Probabilmente la stampa italiana, notoriamente laica, era troppo presa dal nuovo cappello del Papa.

La rata e la gogna

C’è in giro aria di manette. C’è in giro voglia di manette.
E dove sembra non ci siano reati da perseguire, c’è voglia di rivalsa e di ipocriti pauperismi. Ma è solo povertà morale di coloro che cercano di esercitare un controllo sulla classe politica partendo dall’assunto che quest’ultima sia marcia per contratto e debba essere “povera” per professione. E così basta la rata del mutuo di una barca per linciare mediaticamente qualcuno. Se non per un reato da codice penale, almeno per uno da codice morale.
La meschinità di un ladro è pari a quella di chi vede ladri ovunque. O di chi scrive codici morali tagliati su misura per gogne fatte in casa.

Tuesday, December 20, 2005

La lista

Devo dirlo. A questo punto dell’anno nutro una forte invidia per tutti quelli che, guardandosi indietro, si ricordano i fatti salienti, inutili e divertenti dei dodici mesi passati. E sono pronti a scodellare liste di tutti i generi contenenti il meglio del meglio. Ora, escludendo quelli che coltivano l’abitudine per lavoro, tenere il quadernetto degli appunti per far bella figura a fine anno non mi riesce. Da appassionato consumatore di musica, io me l’immagino quello che già da gennaio pensa alla lista dei tot migliori dischi dell’anno. E ci pensa tra una traccia e l’altra di ogni disco. E prende appunti. E stila le classifiche parziali. E aggiunge. E toglie. E soprattutto s’interroga: “Ma se il disco degli Strokes esce a gennaio e io lo ascolto però già da dicembre lo posso mettere in classifica?”
Giuro che li invidio, non ce la faccio a sopportare il peso di certe scelte.
P.S. Consiglierei a tutti quelli del quadernetto di andarsi a rileggere di quando Antonio Fazio, ora trattato come un untore, veniva lusingato con offerte di leadership dai due poli. Più da quello di sinistra, in verità.

Pesi e misure

Ogni bambino al quale sia capitato di ricevere un’educazione piccolo borghese spruzzata di una certa etica cattolica bensì pragmatica, ha bene presente cosa sia il “peso delle parole”. Dare del cretino a destra e a manca non è in genere conveniente senza un minimo comun denominatore che tenti di definire quanto più oggettivamente possibile il cretinismo. E non è mica facile, se non impossibile. Così finisce che il Cretino non esiste e se esiste non è cretino.
Succede la medesima cosa, di questi tempi, con il termine “fascista” e derivati eventuali.
Fascisti sono stati indicati nell’ordine: tranquilli signori convinti, magari a torto, che un treno veloce sia meglio di uno lento; un sindaco brizzolato che, magari a torto, crede che la sua città necessiti di un po’ di legalità; un vecchio calciatore che, magari a torto, alza un braccio e saluta degli strani personaggi assiepati in una porzione di stadio detta curva.
Il peso delle parole, dicevamo.
Il Fascismo era una cosa seria, grave, pericolosa e assassina. I fascisti quelli veri erano personaggi controversi, ridicoli alcuni, ma mai banali. Brutali. Erano? Ce ne sono ancora in qualche luogo del mondo? Certo che sì. Ma non ce li vedo in maglietta e pantaloncini.

titolo del post

Prova.
Uno.
Due.
Tre.